Una nuova polemica è nata sul Generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Il politico ha fatto arrabbiare anche gli uomini di Papa Leone XIV.
Dopo il caso della chat controversa dei suoi seguaci, ecco Roberto Vannacci di nuovo al centro dell’attenzione. Questa volta il Generale è finito nel mirino, addirittura, di alcuni sarcedoti. Uomini di Chiesa, se preferiamo di Papa Leone XIV, che non hanno gradito alcune affermazioni legate alla figura di San Paolo.

Vannacci: il caso che ha coinvolto la Chiesa
Una frase pronunciata da Roberto Vannacci durante una conferenza stampa ha provocato la reazione di undici sacerdoti della Fondazione Interesse Uomo, realtà attiva tra Basilicata e Sicilia. Al centro della polemica c’è il riferimento a San Paolo utilizzato dal leader di Futuro nazionale mentre affrontava il tema dei sussidi destinati ai migranti.
All’inizio di agosto, parlando della possibilità di adottare in Italia un modello simile a quello norvegese, Vannacci aveva ricordato la scelta della Norvegia di non concedere sussidi prima di cinque anni di permanenza. Nel corso del suo intervento aveva quindi citato una frase attribuita a San Paolo, introducendola con l’espressione: “Cito il camerata San Paolo, ‘Chi non lavora, neppure mangi’”.
Le parole hanno suscitato “profondo dissenso e sconcerto” tra i sacerdoti, che hanno deciso di rivolgersi direttamente al generale con una lettera.
La lettera dei sacerdoti
Secondo i firmatari, accostare San Paolo al termine “camerata”, che considerano legato a ideologie totalitarie e di parte, rappresenterebbe una strumentalizzazione della fede nel contesto del confronto politico.
Gli “uomini di Papa Leone XIV” hanno contestato inoltre il modo in cui il passo biblico è stato utilizzato. A loro giudizio, la frase sarebbe stata privata del suo significato originario e trasformata in uno slogan legato a una posizione sull’esclusione sociale. San Paolo, sostengono, non avrebbe invocato punizioni contro le persone povere, ma si sarebbe rivolto a una comunità cristiana delle origini, richiamandola alla responsabilità verso gli altri e al dovere di non essere un peso per la comunità.
La lettera contiene infine un appello al rispetto e alla prudenza. “Non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale”, scrivono i sacerdoti. In conclusione, il richiamo torna ancora alle parole di San Paolo: “Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri”.